LA PIETRA DI AURISINA SULLE ROTTE ADRIATICHE:
A
RAVENNA LA MOSTRA DELLA PIETRA DI AURISINA CHE UNISCE I SITI UNESCO DI AQUILEIA E RAVENNA
DUINO AURISINA
– RAVENNA – La Pietra di Aurisina, materia della storia e
testimone delle antiche rotte dell’Adriatico, è protagonista a Ravenna della
mostra “La pietra di Aurisina sulle rotte adriatiche”, in
programma dal 21 al 31 agosto a Palazzo Rasponi 2. (Inaugurazione
il 21 alle ore 11.00).
L’esposizione, promossa
dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis, è realizzata con il sostegno
della Regione Friuli Venezia Giulia e con la collaborazione e
il patrocinio del Comune di Ravenna – Assessorato alle Politiche
Giovanili, dei Musei Nazionali di Ravenna, della Soprintendenza
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, del Comune
di Aquileia, del Comune di Duino Aurisina, dell’Associazione Cocci
Rotti e di Kamen Museo Muzej di Duino Aurisina, dei Lions Club e di
altre realtà associative.
La mostra propone un percorso
visivo e narrativo tra fotografia, documentazione storica e riproduzioni
elaborate attraverso l’intelligenza artificiale. Le immagini conducono il
visitatore dalle vestigia di Aquileia alle cave storiche di Aurisina, fino al
Mausoleo di Teodorico. Una sezione è dedicata anche agli scatti realizzati dalla fotografa Emanuela Dossi.
L’iniziativa mette in evidenza
il ruolo fondamentale della Pietra di Aurisina nella storia
dell’architettura romana e tardoantica. Estratta dalle cave del Carso triestino
e trasportata attraverso le rotte marittime e terrestri dell’Adriatico, questa
pietra ha contribuito alla costruzione di monumenti, palazzi e manufatti che
ancora oggi rappresentano una parte essenziale del patrimonio culturale
italiano ed europeo. Elemento centrale del progetto è il collegamento
tra Aquileia e Ravenna, due città riconosciute dall’UNESCO come
Patrimonio Mondiale.
Aquileia rappresenta uno dei
più importanti centri archeologici dell’Italia romana e paleocristiana; Ravenna
conserva nel Mausoleo di Teodorico una delle testimonianze più significative
dell’impiego della Pietra di Aurisina e della pietra d’Istria. La mostra
costruisce così un ponte culturale tra Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna,
restituendo visibilità alle relazioni storiche, artistiche e commerciali che
per secoli hanno unito le comunità delle due sponde adriatiche.
L’esposizione si inserisce nel
programma nazionale “Duino Book – Tempus Edax Rerum”, rassegna
dedicata alla valorizzazione della storia, dell’archeologia, della letteratura
e dell’identità culturale connesse alla Pietra di Aurisina.
Il progetto punta a rafforzare
la cooperazione tra istituzioni culturali, musei, soprintendenze,
amministrazioni locali, associazioni, studiosi e operatori del settore,
sviluppando un modello condiviso di ricerca, divulgazione e valorizzazione del
patrimonio.
La tappa ravennate assume
inoltre uno speciale valore nell’ambito delle iniziative dedicate al 1500°
anniversario della morte di Teodorico, occasione per approfondire la storia
del Mausoleo e il ruolo dei materiali lapidei provenienti dall’area
altoadriatica nella realizzazione del monumento.
Il percorso proseguirà
nel mese di settembre con una conferenza dedicata alla Pietra
di Aurisina, dalla cava alle tecniche di estrazione e lavorazione,
organizzata in collaborazione con i Musei nazionali di
Ravenna. L’incontro, che si svolgerà nel nuovo Spazio Teodorico presso il celebre
Mausoleo, coinvolgerà tecnici, amministratori, studiosi e operatori
provenienti dal Friuli Venezia Giulia e dall’Emilia-Romagna, consolidando
ulteriormente la dimensione interregionale e nazionale del progetto.
Archivio Comune di Ravenna
«Tornare a Ravenna per la seconda volta
rappresenta per il Gruppo Ermada Flavio Vidonis un risultato di straordinaria
importanza e, soprattutto, la conferma di un percorso culturale che sta
crescendo e consolidandosi nel tempo. Farlo nel 2026, nell’anno del 1500°
anniversario della morte di Re Teodorico, attribuisce a questa nuova tappa un
significato ancora più profondo.»
La mostra “La Pietra di Aurisina sulle rotte
adriatiche” ci permette di raccontare una storia che unisce territori
apparentemente lontani ma che, per secoli, sono stati collegati dal mare, dai
commerci, dall’arte e dall’utilizzo della pietra. Dalle Cave di Aurisina fino a
Ravenna, la pietra diventa il filo conduttore di un viaggio nella storia
dell’Adriatico e delle civiltà che sulle sue sponde si sono sviluppate. Il
progetto evidenzia proprio il ruolo della Pietra di Aurisina nelle architetture
romane e tardoantiche e il suo legame con il Mausoleo di Teodorico.
Il Mausoleo di Teodorico costituisce
per noi uno dei simboli più forti di questa relazione: un monumento
straordinario nel quale la pietra proveniente dall'area altoadriatica
testimonia ancora oggi la capacità, le conoscenze e le rotte commerciali di un
mondo che aveva nell'Adriatico una grande via di comunicazione. La ricorrenza
dei 1500 anni dalla morte di Teodorico offre quindi l’occasione ideale per
approfondire questo rapporto e per valorizzare ulteriormente il territorio
delle Cave di Aurisina.
Particolarmente significativo è poi il collegamento
tra Aquileia e Ravenna, due straordinari siti riconosciuti
dall’UNESCO. Attraverso questo progetto vogliamo costruire un vero ponte
culturale tra Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, raccontando le relazioni
storiche, artistiche e commerciali che hanno unito per secoli le comunità
dell’Adriatico.
Essere presenti a Ravenna nell’anno in cui la città è Capitale
Italiana del Mare rappresenta inoltre un’opportunità eccezionale per
inserire la storia della Pietra di Aurisina all’interno di una riflessione più
ampia sulle rotte adriatiche, sul patrimonio marittimo e sui rapporti tra le
città e i territori che si affacciano sul nostro mare.
Questa tappa è anche il frutto di una collaborazione
importante con i Musei Nazionali di Ravenna, le istituzioni,
le amministrazioni e le realtà culturali coinvolte. La mostra, promossa dal
Gruppo Ermada Flavio Vidonis con il sostegno della Regione Friuli Venezia
Giulia, vede infatti una rete molto ampia di soggetti impegnati nella
valorizzazione di questo patrimonio comune.
Il nostro obiettivo è fare della Pietra di
Aurisina non soltanto un elemento della memoria, ma uno strumento contemporaneo
di dialogo tra territori, istituzioni e comunità. Ravenna, Aquileia e Duino
Aurisina possono diventare tappe di un’unica grande rotta culturale
dell’Adriatico, capace di unire archeologia, storia, paesaggio, turismo e
identità.
Questa seconda presenza a Ravenna è quindi per noi un
punto di arrivo importante, ma soprattutto un nuovo punto di partenza per
continuare a costruire collaborazioni e progetti di respiro nazionale e
internazionale.»
Massimo Romita
Presidente
Gruppo Ermada Flavio Vidonis
www.duinobookfestivaldelibro.blogspot.com
www.gruppoermadavf.blogspot.it
info 3488704157
Approfondimenti
Emanuela
Dossi
Nata e cresciuta a Trieste, è
laureata in Scienze dell’Investigazione e possiede uno spiccato spirito critico
nell’osservare il mondo. Da sempre appassionata di fotografia, si avvicina al
digitale nel 2012 grazie a un corso di formazione, approfondendo successivamente
lo studio delle espressioni facciali attraverso un master sul FACS
(Facial Action Coding System). Questa esperienza la conduce a
concentrarsi principalmente sul ritratto e sul reportage, ambiti nei quali
ricerca autenticità, emozione e relazione umana. Pur non definendosi una
fotografa, ama considerarsi un’instancabile appassionata di fotografia, vissuta
come strumento di osservazione, racconto e conoscenza. È stata vincitrice
della Mostra Internazionale "Donne Fotografo",
riconoscimento che ha valorizzato la sensibilità del suo sguardo e il suo
percorso artistico. Ha inoltre partecipato a numerose esposizioni collettive,
tra cui Le Vie delle Foto, Oltre
il Silenzio e Sfumature di Dolce Vita,
contribuendo con i suoi lavori a progetti espositivi dedicati alla
valorizzazione della fotografia contemporanea e del racconto per immagini.
IL MAUSOLEO DI TEODORICO
Il Mausoleo di
Teodorico, costruito a Ravenna intorno al 520 d.C., è l’unico monumento
funerario realizzato dagli Ostrogoti in Italia. Dal 1996 è inserito dall’UNESCO
tra i monumenti di Ravenna riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità. L’edificio
è costruito interamente con grandi blocchi di pietra d’Istria e di Aurisina,
lavorati con p recisione e posati a secco. La struttura si sviluppa su due
livelli sovrapposti, entrambi a pianta decagonale. L’elemento più straordinario
è la grande cupola monolitica, ricavata da un unico blocco di pietra. Misura
circa 10,76 metri di diametro, oltre 3 metri di altezza e pesa
quasi 230 tonnellate. Sulla sommità si trovano dodici anse con i nomi di
otto Apostoli e dei quattro Evangelisti. Ancora oggi non è conosciuto con
certezza il sistema utilizzato per trasportare e sollevare un blocco di tali
dimensioni. Le anse potrebbero essere state impiegate proprio durante le
operazioni di movimentazione e posa della copertura. Secondo una leggenda diffusa
da secoli in città, la grande fenditura visibile sulla cupola sarebbe stata
provocata da un fulmine divino, che avrebbe colpito Teodorico come punizione
per i suoi delitti. Il piano inferiore presenta nove nicchie esterne e una
porta d’ingresso. La cella interna, a croce greca, potrebbe essere stata
destinata al culto funerario o alla sepoltura dei membri della famiglia reale. Il
piano superiore ospita un’aula circolare con al centro una grande vasca di
porfido, nella quale, secondo la tradizione, sarebbe stato deposto il corpo di
Teodorico. Dopo la riconquista bizantina di Ravenna, le spoglie del sovrano
furono probabilmente rimosse e disperse. Il Mausoleo venne quindi trasformato
in un edificio destinato al culto. LA PIETRA DI AURISINA L’impiego della
pietra di Aurisina nel Mausoleo costituisce uno dei più importanti legami tra
il territorio del Carso e la figura di Teodorico.
TEODORICO, RE DEGLI OSTROGOTI
Teodorico nacque intorno al 454
d.C. in Pannonia, nell’area compresa tra l’attuale Austria e l’Ungheria.
Figlio del re ostrogoto Teodemiro, ancora bambino fu inviato come ostaggio alla
corte imperiale di Costantinopoli, dove trascorse circa dieci anni. Il
soggiorno nella capitale dell’Impero romano d’Oriente gli permise di conoscere
direttamente l’organizzazione politica, militare e amministrativa romana.
Tornato presso il suo popolo, succedette al padre e divenne uno dei principali
protagonisti degli equilibri politici nei Balcani.
LA CONQUISTA DELL’ITALIA Nel 488, con l’appoggio dell’imperatore Zenone,
Teodorico partì verso l’Italia per destituire Odoacre, che governava la
penisola dopo la deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente. La
migrazione coinvolse non soltanto guerrieri, ma anche famiglie e comunità
ostrogote. Dopo aver attraversato le Alpi orientali, Teodorico sconfisse
Odoacre nella battaglia dell’Isonzo del 489, ottenendo così l’accesso
alla pianura padana. Seguirono le vittorie di Verona e
dell’Adda. Odoacre si ritirò a Ravenna, protetta dalle paludi e difficilmente
espugnabile. Dopo quasi tre anni di assedio, nel febbraio del 493 fu
raggiunto un accordo che prevedeva la condivisione del potere. Pochi giorni
dopo, durante un banchetto, Teodorico uccise personalmente Odoacre, diventando
il sovrano incontrastato dell’Italia.
RAVENNA CAPITALE DEL REGNO Teodorico stabilì la propria corte
a Ravenna e governò fino al 526. Il suo progetto politico cercò di far
convivere la popolazione romana e quella ostrogota, mantenendo separate le
rispettive tradizioni giuridiche, militari e religiose. Gli Ostrogoti
professavano il cristianesimo ariano, mentre la maggioranza della popolazione
romana seguiva la fede cattolica. Per gran parte del suo regno Teodorico affidò
l’amministrazione civile a funzionari romani. Sotto il suo governo furono
restaurate strade, acquedotti ed edifici pubblici. Ravenna conobbe una nuova
stagione monumentale, testimoniata dal Battistero degli Ariani, dalla Basilica
dello Spirito Santo, dalla chiesa oggi conosciuta come Sant’Apollinare
Nuovo, dal palazzo e dal grande Mausoleo destinato alla sepoltura del
sovrano.
GLI ULTIMI ANNI Negli ultimi anni il clima politico divenne più
difficile. I rapporti con l’Impero d’Oriente peggiorarono, soprattutto dopo
l’avvio delle persecuzioni contro gli Ariani da parte dell’imperatore Giustino
I. Il senatore Boezio, accusato di tradimento e di rapporti con Costantinopoli,
fu imprigionato e condannato a morte. Poco dopo venne giustiziato anche il
senatore Simmaco. Papa Giovanni I fu inviato a Costantinopoli per chiedere la
revoca delle misure contro gli Ariani. Al suo ritorno, non avendo ottenuto i
risultati sperati, venne fatto imprigionare e morì in carcere nel 526. Teodorico
morì a Ravenna il 30 agosto 526. Le cause della sua morte non sono
conosciute con assoluta certezza, ma la sua scomparsa venne presto avvolta da
racconti popolari e leggende.
LE LEGGENDE SULLA MORTE Secondo una tradizione medievale,
la morte del sovrano sarebbe stata una punizione divina per le condanne
ordinate negli ultimi anni del suo regno. Una delle leggende racconta che
Teodorico venne trascinato all’inferno da un cavallo posseduto da un demone,
che lo condusse fino al cratere di un vulcano. Questa immagine fu ripresa nei
secoli dalla letteratura e, in epoca moderna, dalla poesia La leggenda di
Teodorico di Giosuè Carducci. Un altro racconto narra che, durante un
banchetto, al re fu servito un grande pesce. Quando l’animale aprì la bocca,
Teodorico credette di riconoscere la testa del senatore Simmaco, fatto uccidere
poco tempo prima. Sconvolto dal rimorso e dal terrore, il sovrano sarebbe morto
all’istante. La leggenda più strettamente legata al Mausoleo racconta invece
che Teodorico temesse i fulmini. Per proteggersi avrebbe fatto costruire la
propria tomba con una gigantesca cupola di pietra. Ma durante un temporale un
fulmine avrebbe attraversato la copertura, colpendo il re e compiendo la
profezia che aveva cercato di evitare.
TRA STORIA E LEGGENDA Teodorico fu uno dei più importanti
sovrani dell’Europa tardoantica. Il suo regno rappresentò il tentativo di
conservare le istituzioni e la cultura romana all’interno di una nuova realtà
politica governata dagli Ostrogoti. Accanto alla figura storica del sovrano
nacque però un personaggio leggendario: guerriero, costruttore, tiranno e re
condannato da un destino inevitabile. Storia e mito continuarono così a
intrecciarsi nei monumenti, nelle cronache e nelle tradizioni popolari di
Ravenna.



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